Numbers from America
November 5th, 2008 at 1:52 pm
Posted by Magic9 in Numb3rs

In attesa del debutto di Allen Iverson con la maglia dei Pistons, la Lega sforna i primi numeri stagionali, non senza sorprese.

A cominciare dai 22 rimbalzi catturati, nella gara contro Memphis, da un Andris Biedrins in forma smagliante in questo avvio di stagione. Resta lontano, comunque, il career high del centro di Golden State (26, contro New York lo scorso gennaio).

 

Ma c’è di più,.

Per il giovane e promettente centro lettone si tratta della 4° doppia doppia stagionale, su quattro gare giocate, con tanto di primato della speciale classifica (punti+rimbalzi) condiviso con Dwight “Superman” Howard.

Biedrins in corsa per l’MIP?

 

A Memphis il nome Gasol è sinonimo di garanzia.

Impiega veramente poco ad adattarsi Marc Gasol, il 23enne fratello più giovane della stella dei Lakers Pau: per lui doppia doppia di grande autorità alla quarta gara nella Lega.

Contro i Warriors, un bottino da 27 punti e 16 rimbalzi: Memphis potrebbe aver trovato il suo centro del futuro.

 

Di grande impatto il trentello netto di media per Joe Johnson, nelle prime gare ufficiali di campionato.

Disastroso avvio di stagione, invece, per i San Antonio Spurs: non bastano i quasi 58 punti di media complessiva dei veterani Tim Duncan e Tony Parker. Dopo il ko contro Phoenix e la sconfitta di misura subita dai Blazers, per gli speroni è arrivato un altro stop.

Nel derby texano successo per Dallas, capace di espugnare l’AT&T Center, ma ancora a secco di vittorie davanti ai propri tifosi.

 

Spurs ancora orfani di Ginobili, e tenuti in piedi dalla coppia Duncan-Parker; importanti i 13 punti di media per Mason e i 12 di Finley, per il resto è ancora buio sul Riverwalk.


October 29th, 2008 at 4:54 pm
Posted by Magic9 in Opening night

 

Dopo la lunga attesa, finalmente la Nba è ripartita.

Emozione palpabile, al Garden, dove 18.624 persone hanno potuto assistere alla cerimonia di consegna degli anelli ai Boston Celtics, campioni per la stagione 2007/2008.

 

Pierce e compagni hanno alzato il Larry O’Brien trophy per la 17° volta nella loro storia, dopo una stagione trionfale. Passare da 24 a 66 vittorie nel giro di 12 mesi non è cosa da poco. Le addizioni estive di Danny Ainge sono stati gli ingredienti principali della ricetta vincente, ma comunque non gli unici.

Per i campioni in carica, nella notte dell’opening game, è arrivato subito l’ostacolo Lebron James con i suoi Cavs, rimasti in spogliatoio nel momento della consegna ufficiale degli anelli da parte del commissioner David Stern.

 

90-85 il finale per i biancoverdi: del valore dei Celtics sappiamo (a proposito, 27 per il solito grande Pierce), ma è parsa subito netta l’impressione di una Cleveland nettamente migliorata rispetto all’anno scorso.

Tentativo di gioco a tutto campo nella prima parte di gara, seguito da un inedito quintetto con Varejao in posizione 5 e LBJ da 4.

Cavs costantemente avanti nei primi due quarti: un play vero (Williams), buona prestazione complessiva a rimbalzo (41-36 per gli ospiti), insomma una squadra che sembra aver almeno ridotto il gap dai campioni.

 

Il futuro ci dirà, ma l’impressione è stata buona.

La rotazione dei lunghi (con svariate soluzioni), il contributo della panchina, l’affiatamento e l’organizzazione che Mo Williams proverà ad imporre a questa squadra: ecco le chiavi per il successo dei Cavaliers.

Che sono migliorati, come ci si attendeva.

Per intanto c’è un King James da 22 punti, 6 assist e 7 rimbalzi. Ma attenzione, perché non è ancora il miglior Lebron disponibile. E allora prepariamoci, perché ne vedremo delle belle.


October 24th, 2008 at 1:35 pm
Posted by Magic9 in Keys

Nella recente preview apparsa su “Play.it”, relativa alla nuova stagione dei New Orleans Hornets, abbiamo parlato di quanto sia cresciuta questa squadra, dei suoi punti di forza, di quello che dovrà fare per confermarsi e possibilmente migliorare.

 

Nonostante i (possibili) problemi per il ruolo di sostituto di CP3, lo starting five è tra i più collaudati, e le potenzialità sono davvero alte.

Ma c’è di più. Qualcosa di cui si è parlato poco, troppo poco.

L’estate è volata via discorrendo di draft, di trades, della (momentanea) scomparsa dei Sonics e la conseguente nascita dei Thunder, della preparazione di team Usa per l’Olimpiade.

 

Allora riprendo in mano il calendario, vado al 16 luglio e mi chiedo: com’è possibile che questa firma abbia fatto così poco discutere?

Eppure, a pensarci bene, James Posey potrebbe essere l’uomo chiave degli Hornets, versione 2009. I numeri non rendono giustizia alla carriera di un giocatore che sarebbe limitativo definire prezioso, soprattutto in fase difensiva.

 

Remember: non è un caso se lo troviamo nel roster di due delle ultime tre franchigie campioni Nba (Miami e Boston).

Heat e Celtics gli hanno affidato un ruolo importante: minuti e tiri pesanti, il tutto condito da qualità difensive difficilmente reperibili in circolazione. Uno specialista. Non è mai un avversario facile da affrontare.

 

Ed ora è chiamato ad una nuova avventura, la più difficile forse.

Per gli Hornets sarà diverso. Gli Heat avevano Wade e Shaq, i Celtics i Big-Three, entrambe roster pensati e modellati per vincere. New Orleans viene da una splendida stagione, ma ora deve fare un passo in più.

Con gli occhi addosso, e molti favori del pronostico.

 

Le vittorie, i premi, i complimenti dell’anno passato sono già a prender polvere in archivio.

Si volta pagina, e il ragazzo da Cleveland con il 41 sulle spalle potrebbe essere l’anello mancante alla franchigia della Louisiana per tentare l’assalto al titolo.

Attacco: giocatore versatile, forse non un attaccante stellare, ma certamente uno con la mano educata. Il 40% da tre punti (con l’87.5% dalla lunetta) agli ultimi playoff, è un biglietto da visita che porta impresso un concetto: saper trattare la palla nei momenti più delicati della stagione.

 

Difesa: è il “brand” di questo giocatore, il marchio di fabbrica. Poco altro da aggiungere a quanto detto sopra. Quando in campo c’è una superstar da contenere, Byron Scott si affiderà a lui.

Perdendolo, a Boston sanno di aver dovuto rinunciare ad un prezioso contributo in materia di esperienza. Forse decisiva per vincere un titolo. O per perderlo.