Hakim Warrick ai Bulls, ma per quanto?
Il piano era chiaro fin dall’inizio, ed è stato prontamente messo in atto. Non piacerà a tutti, ma le cose vanno così. Almeno in questo momento.
In un solo giorno i Chicago Bulls hanno perso due importanti giocatori del roster, scambiati con elementi che non rivestiranno mai un ruolo di primo piano nei programmi futuri e anzi, conosceranno la più importante città dell’Illinois soltanto di sfuggita, perché probabilmente a fine stagione dovranno cercarsi un’altra sistemazione.
Cosa è successo?
Bè, è semplice.
In un particolare momento economico come questo, dove quasi nessuno si trova in una situazione florida e spensierata e parlare di perdite non è più una bestemmia, i Chicago Bulls, che puntano a disputare i playoff ma soprattutto non vedono l’ora che siano finite le Finals per poter finalmente sedersi intorno a un tavolo e lanciare le offerte importanti, si stanno preparando il terreno.
Dopo le mille ipotesi di trade, offerte e varie possibilità, la franchigia dell’Illinois ha sciolto le riserve e scambiato Tyrus Thomas con i Bobcats, ricevendo in cambio da Charlotte Flip Murray, Acie Law e una prima scelta. Due considerazioni:
- è chiaro l’intento di alleggerire il cap, così da non avere sorprese in estate e riuscire finalmente ad affiancare a Rose una superstar che possa far tornare grande Chicago. Ora, qualcuno ha detto che i Bulls potevano ottenere di più da questa trade. E questo è sicuramente vero, ma bisogna sempre tenere in considerazione che i contratti in scadenza, in questo momento, valgono letteralmente oro proprio in vista dei grandi movimenti d’estate. Quindi le possibilità erano due: scambiare il giocatore e incamerare due contratti in scadenza (come Murray e Law) oppure non guardare al cap e scambiarlo con un altro di pari valore. Cosa, quest’ultima, molto meno facile da realizzare.
- Seconda considerazione: mica male il roster dei Bobcats con l’aggiunta di Thomas. Charlotte si è assicurata un giocatore di grande valore atletico con ottime potenzialità, che andrà ad unirsi ai vari Stephen Jackson, Gerald Wallace, Tyson Chandler, Boris Diaw e Raymond Felton. Direi niente male… e i Bobcats, a questo punto, non dovrebbero aver problemi per qualificarsi per i playoff e all’Est ci sarebbe un ostacolo in più. Nulla che possa spaventare Lebron, ma sicuramente una squadra così, sulla carta, se non altro può dar fastidio a molte.
Bene, ma di certo non è finita qui.
Altro giocatore partito, altro alleggerimento al cap. Lascia Chicago anche John Salmons, che va a rinforzare le file dei Milwaukee Bucks. Percorso inverso per Hakim Warrick e Joe Alexander, entrambi (ovviamente) con contratti in scadenza a fine stagione… in termini economici non cambia molto (il valore dei contratti è quasi uguale) ma i due nuovi arrivi a fine stagione saranno liberi e per i Bulls questo significa ulteriore spazio salariale.
Come compensazione, oltre alla coppia Warrick-Alexander, i Bulls hanno girato ai Bucks diritti e un paio di seconde scelte al draft per i prossimi due anni.
Quindi abbiamo un roster che sicuramente non esce rafforzato da queste trades, ma ottime prospettive per il futuro. Del resto non è che si attendesse una stagione di vertice: la squadra dovrebbe riuscire ad accedere ai playoff, ma senza velleità di successo per quest’anno.
Una volta che le luci delle arene saranno definitivamente spente, potrà dunque partire l’assalto dei Bulls alle stelle che saranno free-agents in estate. Wade who…?
Nessuna statistica oggi, nessuna analisi di partite, giocatori, squadre o allenatori.
Solo una notizia che sta già suscitando scalpore e polemiche. Comprensibilmente aggiungerei…
Nascerà infatti ufficialmente in estate la “All American basketball Alliance”, lega destinata esclusivamente ai giocatori bianchi… ma ci rendiamo conto di cosa significa questa cosa?
Potrei scrivere per ore, ma è meglio che mi fermi qui, intanto non c’è molto da aggiungere e i particolari dell’iniziativa li trovate ovunque.
Però mi piacerebbe sapere che ne pensate voi!
Piccola integrazione al report dei Chicago Bulls di qualche giorno fa.
In quella che non è esagerato definire la notte delle sorprese, Rose & company hanno sbancato nientemeno che il Garden di Boston, liquidando i Celtics che hanno vinto solo 4 delle ultime 10 gare giocate.
E anche se il vero protagonista del giovedì notte è Sundiata Gaines, il 23enne cresciuto a Georgia Tech che fino a qualche giorno fa vestiva la casacca degli Idaho Stampede in D-League e ieri notte ha regalato ai Jazz un’importante vittoria sui Cavs, l’impresa esterna dei Bulls a questo punto conferma senza più dubbi i miglioramenti della squadra.
Per Chicago fanno 7 vinte nelle ultime 10, ma è indubbio che i cambiamenti apportati da coach Del Negro, in particolare l’inserimento di Hinrich e Gibson in quintetto, stiano dando i loro frutti.
Insomma, pur con tutti i limiti la squadra risponde, anche se i problemi da risolvere restano: intanto i Bulls in tutta la gara hanno tentato solo 6 tiri dall’arco (2 andati a segno), dato che fa del tiro da 3 il principale problema di Chicago in questo momento. Senza un gioco efficace capace di creare anche tiri dall’arco non si va molto lontano.
Dal canto suo, Boston patisce forse più del previsto le assenze ed in particolare quella di Kevin Garnett. Nella Eastern Conference la leadership dei celtici è a rischio, anche se la regular season è ancora lunga e il mercato è aperto.
Per i Bulls, ad ora, tutto tace. Ma l’estate è ancora lontana, troppo lontana.

